Antica terra di mistici e pastori. Di pecorini, di tartufi e di prosciutti.

Terra antichissima, abitata dalle popolazioni italiche preromane dei Volsci e degli Ernici.

Terra pastorale per antonomasia. Vestiti di giubbe in pelle di pecora e calzati delle "ciocie" (i calzari con le fasce), gli zampognari ciociari sono ancora oggi un simbolo del Natale, in ricordo di quei pastori che, per primi, videro il Bambino.

Incorniciata tra i monti Lepini a sud e gli Ernici a nord, verde e ricca di acque anche termali, come quelle di Fiuggi o delle Terme Pompeo, la Ciociaria diventa pianura seguendo il corso del fiume Sacco, nel quale sfociano i tanti affluenti che vengon giù dai monti vicini. Frosinone e il baricentro.

A nord ci si sente più "romani", nel sud il cuore batte per la Campania. Uomini folgorati da Dio vi fondarono abbazie mirabili: Casamari, Cassino, Trisulti, isole di fede e cultura. Oggi, anche in Ciociaria degli splendidi borghi millenari arroccati sulle alture subisce l'assalto della civiltà industriale della pianura solcata dall'Autosole, ma conserva scorci d'Arcadia impermeabili ai modelli di vita massificati.

E' una regione a due facce: la voglia di futuro e il rimpianto del passato. E queste tendenze si riflettono anche nel suo mondo dei sapori: conservatore nella cucina semplice e pastorale, innovatore nella ricerca di gusti più moderni e di piatti, come si dice, "rivisitati".

Qui si propende per il primo, con le robuste paste tirate a mano, i sughi con il peperoncino prim'attore, le verdure agliate, i salumi a coltello, le grigliate di agnello o castrato con erbe selvatiche, le zuppe sobbollite per ore al camino, i funghi in coccio, il pollo con i peperoni, i biscotti all'anice o al vin rosso. Un mondo che si può ritrovare. Immutabile nel tempo.

torna indietro