Storia del Casale e del soggiorno dello scrittore D. H. Lawrence
Nel continuo peregrinare tra i paesi della lontana Inghilterra, avendo stretta tra i ricordi la terra natia, aveva maturato il sogno di una "villa in stile vittoriano".
E così nel 1889 Orazio Cervi costruì nella contrada le Serre, la sua casa, come aveva per tanti anni da emigrante sognato. Giovane, a soli sedici anni, lasciò il piccolo borgo di Picinisco, in cerca di fortuna nel Nord Europa.

Mentre si esibiva come artista da strada, fu notato per la sua figura esile ed altera, ed allora e per molti anni fece da modello ad artisti londinesi, tra cui lo scultore Thornycroft. L'amicizia tra il modello piciniscano e lo scultore continuò anche quando questi si ritirò in terra comina.

In virtù del forte legame, nell'estate del 1919 Thornycroft chiese all'amico Orazio di ospitare la figlia Rosalinda ed i nipotini, desiderosi di una vacanza tra gli Appennini Laziali. Orazio manifestò le sue esitazioni, ben riconoscendo che la sua dimora sorgeva in un luogo alquanto precario per una famiglia che avesse anche bambini.
Thornycroft affidò al fedele confidente, D. H. Lawrence, prossimo a ripartire per l'Italia, il compito di visitare quei luoghi descritti tanto angusti e di riferirne poi a Rosalinda. Alla ricerca di "paesaggi sbalorditivamente primordiali", lo scrittore inglese e sua moglie Frieda giunsero a Picinisco intorno alla prima decade del dicembre del 1919, nel corso del loro terzo viaggio in Italia. Orazio ospitò i due giovani sposi.
Lo scenario suggestivo della montagna, sconfinata ed incerta, le vette immacolate, il verde assolato degli alpeggi, incantarono il romanziere inglese che ritrovò "tra le magnifiche stelle così lucenti", l'ispirazione per terminare il romanzo "La ragazza perduta". La residenza di Orazio, tra le righe dell'opera menzionato come Pancrazio, diventerà un ambiente del romanzo citato, il paesaggio di Picinisco sarà, nei capitoli XIV e XV, lo sfondo della storia d'amore dei protagonisti Alvina e Ciccio.
Il 16 Dicembre del 1919, Lawrence scrive: "...si attraversa il letto di un fiume sassoso, poi su di una tavola, un fiume ghiacciato quindi ci si arrampica per impraticabili sentieri... La casa è composta al pian terreno da una cucina più simile ad una spelonca, le altre stanze sono un locale per il vino, uno per l'immagazzinamento e uno per il grano, al piano di sopra ci sono tre stanze da letto e un semigranaio per pannocchie di granturco, letti e un pavimento nudo... Dobbiamo cucinare su di un fuoco e mangiare i nostri cibi sulle ginocchia seduti su di una panca d'avanti al fuoco di una cupa cucina... Io credo che ti piacerebbe qui, ma come farai per i bambini? E' impossibile! Non c'e' nemmeno la parvenza di un bagno...".
Rosalinda ricevette la tanto attesa risposta dall'amico scrittore. Doveva purtroppo cambiare destinazione di villeggiatura. L'occasione di un incarico di investigazione divenne musa ispiratrice per un attento e critico osservatore. Lawrence fece suo questo mondo incontaminato che per caso aveva trovato, e lo ritrasse, con eccezionale rapimento, nel suo romanzo, autentica testimonianza della realtà comina del primo Novecento.

La villa vittoriana di Orazio è oggi conosciuta come "Casa Lawrence". Le minuziose descrizioni degli ambienti, delle stanze, degli arredi riportate ne "La ragazza perduta " hanno consentito una fedele restaurazione della struttura di casa "Lawrence ", ad opera della famiglia Pacitti, nel rispetto e nella tutela dello scenario che si presentò allo scrittore inglese e a sua moglie Frieda in una fredda notte di Dicembre del primo Novecento.
Casa Lawrence oggi è luogo di visita e Agriturismo, è possibile gustare la cucina tipica comina, assaporare le prelibatezze che l'Azienda propone, e praticare attività ricreative.